Fin dall'antichità il giardino è stato simbolo di locus amoenus, luogo delle delizie e di appagamento sensoriale. [1]
Deriva dal germanico gart che richiama il verbo hart ovvero cingere, recintare.[2]
Il giardino infatti è un luogo recintato che si contrappone alla natura selvaggia non addomesticata. A differenza della campagna non è necessariamente coltivato per l'utile, ma natura formata per la pura contemplazione estetica.
Nel medioevo diventa hortus conclusus ovvero giardino in sé conchiuso, il cui confine è costituito da un recinto che lo isola completamente dal resto del mondo. Diventa così luogo di estraniazione e meditazione (anche nella cultura orientale dei giardini zen) ove l'individuo è invitato al godimento sensoriale della natura (profumi, suoni, colori).[1]
Durante il rinascimento le grandi ville dei ricchi signori non potevano mancare di un giardino che rispecchiasse a pieno il potere e il prestigio della famiglia che vi abitava. In questi casi i progettisti studiavano a lungo il panorama del paesaggio in maniera da sposarlo alla perfezione con la conformazione del giardino. Si crea così un'atmosfera magica: corsi d'acqua diventano l'asse di giochi di simmetria, siepi e arbusti assumono forme geometriche ed ordinate, terrazze su più livelli sembrano protendersi all'infinito. La reggia di Venaria in provincia di Torino e quella di Versailles nei pressi di Parigi sono solo alcuni esempi.
Con la rivoluzione industriale e il conseguente ingrandirsi dei conglomerati urbani, l'inquinamento dell'aria e il grigiore del cemento rendono indispensabile l'introduzione dei parchi pubblici. Tra la fine dell'800' e i primi del 900' furono numerose le città a subire degli interventi di risanamento (Londra, Parigi, Barcellona ma anche città italiane come Napoli e Milano), ormai indispensabili anche per via delle epidemie che si stavano diffondendo.[3]
Nasce in questi anni la professione di architetto paesaggista di cui Frederick Law Olmsted (1822-1903) ne è l'esempio più emblematico.
Comincia quindi a diffondersi la consapevolezza dei grandi benefici apportati dal verde urbano:
1) Mitigazione dell'inquinamento atmosferico e acustico
- Attenuazione delle variazioni microclimatiche (temperatura, umidità, ventosità)
- Depurazione dell'aria
- Produzione di ossigeno
- Attenuazione dei rumori
- Azione antisettica
- Riduzione di inquinanti nell'atmosfera: monossido di carbonio, cloro, fluoro, ossidi di azoto, ozono, PAN (acidi nitriloperacetici), anidride solforosa, ammoniaca, piombo
2) Difesa del suolo
- Riduzione della superficie impermeabilizzata
- Recupero dei terreni marginali e dismessi
- Riduzione dei tempi di corrivazione ed effetto di regolazione sullo smaltimento delle piogge
- Depurazione idrica
- Consolidamento delle sponde fluviali e dei versanti franosi
3) Sostegno alla biodiversità
- Conservazione della biodiversità
- Incremento della biodiversità
4) Miglioramento dell'estetica ed immagine della città
5) Sviluppo delle funzioni ricreative e sportive libere in spazi non strutturati
6) Sviluppo della didattica naturalistica e della cultura storico-sociale ed ambientale.[4]
Queste molteplici funzioni che spaziano dalla sanità all'ambientalismo, dalla biologia all'architettura includendo anche aspetti sociali e vengono sempre più tenute in considerazione dagli architetti.
Una ricerca dell' MIT ha inoltre sviluppato un indice utile a quantificare il verde urbano (green view index) per paragonare le diverse città tra loro e vedere dove è necessario intervenire.
[1] http://www.paesaggiopocollina.it/paesaggio/dwd/articoli/progettogiardino.pdf
[2] http://www.etimo.it/?term=giardino
http://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/giardino/
[3] Elena Dellapiana, Guido Montanari, Una storia dell'architettura contemporanea, Milano : utet università, 2015
[4] http://www.comune.torino.it/regolamenti/317/317.htm#art02
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